La mostra

Grandi fotografi dell’agenzia fotografica Magnum hanno documentato l’immagine dell’Italia di oggi, in un progetto itinerante promosso da Intesa Sanpaolo nell'ambito di Progetto Cultura, ispirato dal 150esimo anniversario dell’Unità. Un racconto emozionante, curato da Gianfranco Brunelli e Dario Cimorelli, già presentato nelle prestigiose sedi di Palazzo Reale a Torino, delle Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli, a Londra a Casa Italia con il patrocinio del Coni durante le Olimpiadi 2012 e a Vicenza alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari.

Apre la rassegna Christopher Anderson che focalizza il suo obiettivo sul Mare, elemento in cui la penisola è immersa, e da cui provengono la storia e la civiltà dell’Italia. Donovan Wylie riflette sulle Nuove mura che delimitano i perimetri urbani, confini moderni rappresentati da tangenziali e viadotti, aree industriali e discariche, che segnano una realtà abitativa ormai completamente antropizzata. Insieme è il titolo della sezione di Richard Kalvar, che propone uno sguardo su ciò che unisce l’Italia, in termini di spazi condivisi e di gesti comuni in cui tanti si riconoscono: dalla compagnia dei nonni al Ferragosto in spiaggia, dal caffè al bar alla pizza. L’indagine di Mikael Subotzky si concentra sulle Nuove piazze, ovvero sui nuovi spazi di aggregazione – dai centri commerciali alle discoteche – che sembrano aver sostituito il centro della vita pubblica di un tempo: la piazza. Mark Power, nel reportage dedicato ai Luoghi della memoria, ripercorre le bellezze del Paese, che non a caso detiene il record mondiale di beni artistici dichiarati dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Bruce Gilden in Noi, gli altri sofferma le coscienze sulla vita delle persone “invisibili” che popolano reparti di cura, carceri, baraccopoli e mense dei poveri. La riflessione di Harry Gruyaert, intitolata L'artificiale, è condotta sul difficile equilibrio che la società contemporanea sta ricercando tra progresso e natura. Alex Majoli ricorda L’ingegno, il “saper fare” che nelle industrie come nei campi, nei laboratori come nelle manifatture, unisce competenza e creatività alla base del made in Italy. Conclude il racconto Paolo Pellegrin, con i ritratti di 150 giovani che rappresentano il futuro del Paese.

close X
Mare

Europa sdraiata nel Mediterraneo, l’Italia è “stretta al mare”. Dal mare viene la nostra storia, sul mare si è costruita la nostra relazione col resto del mondo e nel mare, ancora oggi, ci specchiamo per sapere chi siamo. Il mare è lavoro, piacere, forza indomabile, via di comunicazione, risorsa, frontiera e ultima spiaggia. Il mare è il confronto con il nostro limite, le nostre paure e le nostre utopie.

7.375 km di coste
Con 7.375 km di coste marine l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di spiagge. Grazie alla maggiore sensibilità ambientale di cittadini e Istituzioni, negli ul­timi 17 anni la percentuale di costa italiana balneabile è notevolmente cresciuta (dal 55% al 67%).

Fonte: Istat www.istat.it

“Sono il pio Enea, noto per fama oltre le stelle, che porto con me sulle navi i Penati scampati al nemico. Cerco la patria Italia e gli avi miei, nati dal sommo Giove”

Publio Virgilio Marone, Eneide (I, 378-380)

Opere presenti in mostra
10 stampe digitali fine art
120 x 164 cm montate su diasec

close X
Christopher Anderson

Canada, 1970

Nel 1999 riceve il primo riconoscimento fotografico quando si imbarca su un battello artigianale di legno assieme ai rifugiati haitiani in viaggio verso l’America. La barca, battez­zata Fede in Dio, affonda nei Caraibi. Con questo reportage Christopher si aggiudica la Robert Capa Gold Medal. Carat­teristica del progetto è l’emergere di uno stile emotivamente carico cui Anderson fa riferimento come a un “documenta­rio basato sull’esperienza” che da allora diventa elemento connotativo del suo lavoro.

Nel 2001 riceve il Kodak Young Photographer Award per una storia su Gaza e lo stesso anno anche il Visa d’Or del Visa pour l’Image a Perpignan. Nel 2005 è nominato NPPA Magazine Photographer of the Year. Christopher esplora le possibilità del multimedia, producendo per Magnum in Mo­tion alcuni documentari sulla Bolivia e sul Libano. Assieme ad altri cinque fotografi partecipa al progetto multimediale Off-Broadway esposto a New York, Arles, Berlino, São Paulo e Milano. Nel 2002 entra a VU’.

Lavora a contratto per Newsweek e il National Geographic Magazine fotografando le regioni colpite dalla guerra negli ultimi dieci anni. Recentemente il suo lavoro è diventato sempre più personale con Son.

Christopher è membro di Magnum Photo dal 2005, autore di due manografie: Nonfiction, pubblicato nel 2003, e Capitolio edito nel 2009 da RM e nominato tra i migliori libri fotografici del 2009/10 al Kassel Photo Book Festival in Germania. Vive a New York.

close X
Nuove Mura

In Italia si vive soprattutto in urbis ovvero all’interno di perimetri urbani segnati da bastioni di mura antiche, da aree agricole o industriali, da viadotti di autostrade e tangenziali, da discariche. Nel nostro Paese non esistono praticamente più paesaggi non antropizzati. Spesso frammentata e illeggibile, la città rap­presenta la nuova questione sociale; l’oggetto analitico attraverso il quale leggere la trasforma­zione contemporanea. Da ovunque essa rimanda ovunque e fuori di sé: ma il suo fuori è sempre meno la campagna – come osserva Jean-Luc Nancy – è piuttosto il fuori indefinito della città stessa che si allontana e riurbanizza sempre più lontano.

8.094 comuni
Nel 1861 i comuni in Italia erano 7.720, oggi sono 8.094, ma la densità abitativa è più che raddoppiata: dagli 87 abitanti per chilometro quadrato ai tempi dell’Unità ai 200 del 2010. La crescita demografica e la modernità hanno spinto sempre più Italiani a vivere in città e dai primi anni ottanta abbiamo superato la soglia del 90%. Dal 1950 il nostro territorio si cementifica al ritmo di circa 250mila ettari all’anno.

Fonte: Istat www.istat.it

“Nulla che sia del tutto nuovo è perfetto”

Cicerone, Brutus

Opere presenti in mostra
15 stampe digitali fine art 40 x 50 cm,
15 stampe digitali fine art 90 x 110 cm

close X
Donovan Wylie

Irlanda, 1971

Diventa un membro a tempo pieno di Magnum Photos nel 1998.

Sue mostre personali sono esposte alla Photographers’ Gal­lery di Londra (2004), al National Media Museum di Bradford (1996), all’Irish Museum of Modern Art di Dublino (2007). Partecipa a numerose mostre collettive allestite in alcuni dei musei più rinomati al mondo tra cui il Victoria and Albert Museum a Londra e il Centre Pompidou a Parigi.

Nel 2011 riceve la Bradford Fellowship per la Fotografia, e in collaborazione con l’Imperial War Museum di Londra esegue un rilievo fotografico delle basi operative avanzate nella provincia di Kandahar, Afghanistan. È finalista del 2010 Deutsche Borse Photography Prize. Donovan Wylie è anche docente di Fotografia presso l’Uni­versità di Ulster, Belfast, e vive e lavora tra Belfast e Londra.

Tra i suoi libri: Maze (Steidl 2009), British Watchtowers (Steidl, 2007), Scrapbook, (Steidl/AMC 2009), e Outposts (Steidl, 2011). Nel 2001 vince il Bafta per il suo film.

close X
Insieme

Da che cosa è unita l’Italia? Dalla famiglia, dal sistema scolastico nazionale, dal caffè al bar, dal calcio, dalla televisione, dall’importanza del cibo, dal piacere di vestirsi, dai nonni, dal Ferragosto al mare, dal Natale in casa, dallo sposarsi in bianco, dalla piazza, dal mer­cato, e da quei gesti comuni e speciali in cui tanti si riconoscono. Dalla cultura soprattutto. Da quella memoria di noi stessi che ci fa antichi e nuovi. Dove ogni innovazione è il prossimo classicismo. L’Italia è unita dagli Italiani.

1.300.000 conflitti
Dall’Unità d’Italia il tasso di litigiosità degli Italiani è drasticamente diminuito: se nel 1880 il rapporto tra cause civili e popolazione contava 45,7 cause ogni mille abitanti nel 2008 il dato era più che dimezzato con 23,2 cause per mille abitanti. In materia di delit­ti, nel 1926, il record delle denunce spettava ai furti (201.000), seguiti da percosse e lesioni, ingiurie e diffa­mazioni, truffe e altre frodi; nel 2009 pur con un altro ordine di grandezza (1 milione e 300 mila denunce) la graduatoria rimane identica.

Fonte: Istat www.istat.it

“Volgiti indietro, e guarda, o patria mia, quella schiera infinita di immortali”

Giacomo Leopardi, Sopra il monumento di Dante, 1818

Opere presenti in mostra
Installazione su fiber paper composta da 100 fotografie 24 x 36 cm

close X
Richard Kalvar

Stati Uniti, 1944

Dopo aver studiato letteratura inglese e americana alla Cor­nell University dal 1961 al 1965, Richard Kalvar lavora a New York come assistente fotografo di moda di Jérôme Ducrot. È un lungo viaggio con una macchina fotografica in Europa nel 1966 che gli fa prendere la decisione di diventare un foto­grafo. Dopo altri due anni a New York, si stabilisce a Parigi ed entra a far parte dell’agenzia VU’, prima di contribuire alla fondazione dell’agenzia Viva nel 1972. Nel 1975 è membro associato di Magnum Photos, due anni dopo membro a pieno titolo e in seguito vicepresidente e presidente.

Nel 1980 Kalvar ha una mostra personale alla Galleria Agathe Gaillard di Parigi, e da allora partecipa a molte collettive. Nel 1993 pubblica Portrait de Conflans-Sainte-Honorine. Una grande retrospettiva del suo lavoro è in mostra alla Maison Européenne de la Photographie nel 2007, accompagnata da un libro, Earthlings. Ricopre numerosi incarichi personali, editoriali e commerciali in tutto il mondo, in particolare in Francia, Italia, Inghilterra, Giappone e Stati Uniti, e continua a lavorare su un progetto a lungo termine sulla città di Roma.

Le fotografie di Kalvar sono caratterizzate da una forte omo­geneità estetica e tematica. Le sue immagini spesso giocano su una discrepanza tra la banalità di una situazione reale e una sensazione di straniamento che emerge da una partico­lare scelta di tempi e inquadrature. Il risultato è uno stato di tensione tra due livelli di interpretazione, attenuato da un tocco di umorismo.

close X
Nuove Piazze

Un tempo la vita pubblica degli Italiani si svolgeva quasi interamente nelle piazze, sotto un campanile, attorno a una fontana o a un monumento, in un mercato. Oggi assistiamo a un processo di de-spazializzazione che ha modificato gli spazi sociali costruiti fino al XX secolo e a una nuova ri-spazializzazione che ridefinisce le strutture logiche con cui la vita sociale si organizza nello spazio e nel tempo. La mobilità e la comunicazione consentono di trascendere lo spazio senza prescinderne.
Centinaia di migliaia di Italiani partecipano a un’attività sociale, culturale o sportiva ogni giorno. Gli spazi d’aggregazione si sono moltiplicati con i bisogni, le mode e i consumi. E non c’è luogo che non sia diventato lo scenario di incontri, eventi, manifestazioni per qualsiasi gusto e tendenza.

33,5 milioni in rete
Sette italiani su dieci conoscono almeno un social network e 33,5 milioni li usano. Il più noto è Facebook (65% degli italiani), ma il più usato è YouTube (54,5%). Tra i servizi maggiormente utilizzati dagli internauti italiani sulla rete spiccano le indicazioni stradali (38%), seguite dall’ascolto di musica in rete (26%) e dai ser­vizi bancari online (22%). Solo un Italiano su cinque fa acquisti su internet, privilegiando i viaggi (18%) o l’editoria con libri e dvd (6%).

Fonte: Istat www.istat.it

“Città s’addimanda una radunanza d’uomini ridotti insieme per vivere felicemente. E grandezza di città si chiama non lo spatio del sito o il giro delle mura, ma la moltitudine degli abitanti e la possanza loro. Or gl’uomini si riducono insieme mossi o dall’autorità, o dalla forza, o dal piacere, o dall’utilità che ne procede”

Giovanni Botero, Delle cause della grandezza e magnificienza delle città, 1588

Opere presenti in mostra
24 stampe digitali fine art 40 x 50 cm
8 stampe digitali fine art 60 x 80 cm
2 stampe digitali fine art 50 x 60 cm

close X
Mikhael Subotzky

Sud Africa, 1981

Il lavoro di Subotzky è esposto nelle gallerie e nei musei più importanti, e le sue stampe sono presenti nelle colle­zioni del Museum of Modern Art di New York, del Victoria and Albert Museum di Londra, della South African National Gallery di Cape Town, dell’Art Gallery di Johannesburg, e al FOAM (FotoMuseum di Amsterdam).

Tra i recenti premi e borse di studio ricevuti dall’autore si annoverano il Discovery Award ai Rencontres d’Arles del 2011, l’Oskar Barnack Award del 2009, il Lou Stouman Award del 2009, il W. Eugene Smith Memorial Grant del 2008, l’ICP Infinity Award (come giovane fotografo) del 2008, e il KLM Paul Huf Award del 2007.

Negli ultimi quattro anni collabora con l’artista britannico Patrick Waterhouse a un progetto di ampio respiro basato su un unico edificio a Johannesburg, Ponte City.

Il suo lavoro precedente, Beaufort West, è stato pubbli­cato da Chris Boot ed è stato oggetto della mostra, New Photography: Josephine Meckseper e Mikhael Subotzky al Museum of Modern Art di New York nel 2008.

close X
Luoghi della memoria

Dalle Alpi alle Isole Pelagie, l’Italia è un unico luogo della memoria. Lo spessore storico della penisola italica, la varietà dei suoi quadri ambientali, il suo essere policentrica hanno reso l’Italia una galassia di luoghi identitari, di spazi viventi unici. “Paesaggio con figure”, in cui le seconde non sono ospiti del primo e il primo non è scenografia delle seconde, ma tutto, anche il monumento più aulico e il luogo all’apparenza più incontaminato, è sempre questione di tranche de vie, d’una vita – dunque d’un tempo che è insieme passato, presente, e sospetto di futuro – insinuata nelle fibre intime d’ogni situazione, d’ogni circostanza, d’ogni visione.
Natura e storia s’intrecciano e sono la forma, ovunque, della nostra civiltà. Illustrano un paesaggio “colto”, una relazione spazio-temporale che è principalmente mentale e spiri­tuale, che coinvolge sia l’estetico sia l’etico. È la fortuna di vivere in Italia, di essere italiani.

52% di partecipazione
Abbiamo il record mondiale di beni artistici dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco: 95.000 chiese monumentali, 40.000 fra rocche e castelli, 30.000 dimore storiche con 4.000 giardi­ni, 36.000 fra archivi e biblioteche, 20mila centri storici, 5.600 musei ed aree archeologiche. Nel 1929 solo il 7% degli Italiani aveva visitato musei, mostre o siti archeologici durante l’anno. Ottant’anni dopo, gli Italiani sembrano molto più interessati al patrimonio artistico nazionale – che nel frattempo ha più che triplicato la sua offerta – e il 52% della popolazione realizza almeno una visita culturale all’anno.

Fonte: Istat www.istat.it | Ministero dei beni culturali

“Questo nostro paese è fatto di luoghi, di province che, quando toccano terra in profondo, ritrovano per risorgiva una loro grande storia e subito sono universali, almeno quanto le grandi città”

Francesco Arcangeli, Una situazione non improbabile, 1957

Opere presenti in mostra
Installazione composta da fotografie singole:
dittici e trittici 29 stampe digitali fine art 47 x 61 cm,
19 stampe digitali fine art 61 x 78 cm

close X
Mark Power

Regno Unito, 1959

Da bambino Mark Power scopre l’ingranditore fatto a mano di suo padre nel sottotetto di famiglia, un aggeggio realiz­zato con un vaso da fiori ribaltato, una comune lampadina da casa e una semplice lente per macchina fotografica. Il suo interesse per la fotografia probabilmente inizia in questo momento benché decida in seguito di dedicarsi allo studio della pittura.

‘Diventa accidentalmente un fotografo’ nel 1983 e per circa dieci anni lavora nel mercato editoriale e del non-profit, prima di dedicarsi all’insegnamento nel 1992. Questo passaggio coincide con una svolta verso progetti personali a lungo termine che ora si affiancano a un numero consistente di commissioni nel settore industriale per le quali ormai si contraddistingue.

Il lavoro di Power è esposto in numerose personali e collet­tive in tutto il mondo. Ha pubblicato cinque monografie: The Shipping Forecast (1996), Superstructure (2000), The Treasury Project (2002), 26 Different Endings (2007) e The Sound of Two Songs (2010). Approda a Magnum Photos nel 2002 e ne diventa membro a pieno titolo nel 2007. Oltre alla sua attività di fotografo, è anche professore di Fotografia all’università di Brighton.

close X
Noi, gli altri

Nei reparti per malati terminali, nelle carceri, nelle baracco­poli, nelle mense dei poveri vivono nella diversità gli invi­sibili. Nelle strade, nei mercati, nei parchi pubblici si incon­trano i normali immersi nei loro gesti quotidiani. Tra le due condizioni il confine è labile. Il nostro essere già include il volto che ha appena incontrato. Rispondere a qualcuno è già rispondere di qualcuno. L’altro è il mio compagno segreto, parte della mia identità. I confini creati dall’impedimento fisico, dalla malattia e quelli imposti dall’esclusione sociale, sono spesso solo barriere d’egoismo, fili spinati di paura, imbarazzo e giudizio. Ma vi è una diffusa, crescente saggezza dell’amore.

4 milioni di volontari
Quattro milioni di Italiani (l’8% della popolazione) svolgono almeno un’attività di volontariato durante l’anno, 826.000 collaborano stabilmente ad associazioni e attività di volontariato. I volontari sono in maggioranza uomini, con un grado d’istru­zione medio alto. Due terzi si dedicano all’assistenza sociale e sanitaria, mentre sono in aumento le attività riguardanti la pro­tezione civile e ambientale, l’istruzione e lo sport. Le associazioni attive recensite dal Centro Nazionale per il Vo­lontariato sono attualmente 40.000. Il Terzo settore – escludendo i volontari – può contare su 12.000 occupati, 13.000 collaboratori, 7.000 religiosi, 9.000 giovani in servizio civile.

Fonte: Istat e Centro Nazionale per il Volontariato
www.istat.it | www.centrovolontariato.net

“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”

Don Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa, 1967

Opere presenti in mostra
20 stampe digitali fine art 40 x 50 cm,
7 stampe digitali fine art 110 x 165 cm

close X
Bruce Gilden

Stati Uniti, 1946

La curiosità di Gilden per le personalità forti e le peculiarità individuali è presente nel suo lavoro dall’inizio della sua carriera. Il suo primo grande progetto, a cui ha lavorato fino al 1986, è incentrato su Coney Island, la leggendaria spiaggia di New York. Nel 1984 comincia invece a lavorare ad Haiti, dove torna diciannove volte. La pubblicazione del libro Haiti ha concluso questo lavoro nel 1996. Nel 2010 compie un altro viaggio ad Haiti dove è ritornato ultimamente altre tre volte per lavorare a una seconda opera dedicata alle lotte della vita quotidiana degli haitiani.

Dal 1981 Bruce Gilden lavora al suo progetto sulle strade di New York City, culminato nel 1992 nella pubblicazione di Facing New York e più tardi nel 2005 in A Beautiful Cata-strophe. Il suo progetto successivo, After the Off, esplora l’Irlanda rurale e la sua passione per le corse dei cavalli.

Gilden lavora anche a dei progetti personali in India e Russia.

Pubblicato nel 2000, Go è il risultato di un’immersione dell’autore nella cultura giapponese. Nel 2008 Gilden sente la necessità di fotografare il suo paese e disegna un ritratto sociale degli Stati Uniti in un tempo di grande recessione. Nell’autunno del 2011 Gilden completerà in Nevada il quarto segmento del suo progetto personale sulle esclusioni, No Place like Home.

Il lavoro di Gilden è stato esposto ampiamente nelle gallerie e nei musei più prestigiosi, e sue stampe si trovano nelle col­lezioni del Tokyo Metropolitan Museum of Photography, del Museum of Modern Art a New York, al Victoria and Albert Museum di Londra e al Musée de l’Elysée a Losanna.

La scorsa estate Gilden ha viaggiato in Australia per fotogra­fare Mick Gatto e i suoi amici per il suo progetto on-going sulle personalità speciali. Gilden continua inoltre a lavorare a una commissione per l’Archive of Modern Conflict di Londra che ha cominciato nel 2010. Bruce Gilden è un membro di Magnum Photos dal 1998. Vive a New York.
close X
L'artificiale

Ciò che l’uomo può costruire non è necessariamente contro la natura. Quando la libertà e coscienza degli uomini assumono la responsabilità della potenza, la tecnica cessa di essere una imposizione. Lentamente stiamo imparando a pensare in maniera sostenibile e compatibile il rapporto tra natura e cultura, tra essere e civiltà.
I maggiori conflitti sociali ed economici di questi anni riguardano spesso la scelta tra sviluppo e am­biente per la costruzione di una ferrovia o di una centrale elettrica, per la gestione dei rifiuti o per la bonifica di un’area industriale. Siamo sempre alla ricerca di un equilibrio tra “pro­gresso” e natura, tra artificio e libertà.

543 kg di rifiuti
Ogni Italiano produce in media 543 kg di rifiuti l’anno. Di questi solo il 30% vengono differenziati (il 45% al Nord e il 14% al Sud e Isole). In dieci anni, dal 1996 al 2007, la raccolta differenziata degli Italiani è passata dal 7,2% al 30,6%.

Fonte: Istat www.istat.it

“La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto”

Galileo Galilei, Il Saggiatore, 1623

Opere presenti in mostra
Installazione composta da 3 stampe:
fine art pigment, 158 x 110 cm ognuna,
L’installazione contiene 35 fotografie

close X
Harry Gruyaert

Belgio, 1941

Dal Belgio al Marocco, attraverso l’India e più di recente l’Egitto, Harry Gruyaert registra per oltre trent’anni le sottili vibrazioni cromatiche della luce orientale ed occidentale.

Dal 1959 al 1962 studia alla Scuola per il cinema e la fotogra­fia di Bruxelles. Inizia in seguito a esercitare la professione di fotografo freelance a Parigi, lavorando contempora­neamente per la televisione fiamminga come direttore della fotografia. Nel 1969 Gruyaert fa il primo dei suoi molti viaggi in Marocco.

La sua immersione totale nei colori e nei paesaggi marocchi­ni gli valgono il premio Kodak nel 1976 e culminano nel 1990 con la pubblicazione del volume Morocco. Va in India per la prima volta nel 1976, e in Egitto nel 1987. Lungi dall’esotismo stereotipato, la visione dei paesi lontani di Harry Gruyaert trasporta l’osservatore in atmosfere incon­suete e in un certo qual modo misteriose.

Nel 1972 fotografa le Olimpiadi di Monaco e nello stesso anno i primi voli dell’Apollo su uno schermo televisivo. Quest’ultimo progetto, in cui l’autore gioca con i colori dello schermo, è presentato con il titolo TV Shots su Zoom, ed è esposto nel 1974 alla Delpire Gallery, alla Phillips de Pury & Co. a New York e come istallazione a Parigi durante il Mois de la Photo nel 2008.

Nel 1981 Gruyaert entra a far parte di Magnum Photos. Pub­blica nel 2000 Made in Belgium e nel 2003 Rivages, una rac­colta di immagini di spiagge di tutto il mondo, PhotoPoche nel 2006 e TV Shots nel 2007. Nei suoi ultimi lavori abbandona il processo Cibachrome a favore della stampa digitale. Più adatta a riprodurre le ricche sfumature di colore delle sue pellicole, la stampa digitale offre nuove possibilità per il suo lavoro, un passo avanti verso il suo obiettivo di origine: dare al colore i mezzi neces­sari a esprimere la sua vera esistenza.

close X
L'ingegno

Nei mestieri più antichi come nel presente della quarta rivoluzione industriale c’è un “saper fare” che racconta le aspirazioni e la determinazione degli uomini e delle donne che lavorano e forgiano la storia del nostro Paese. Nei laboratori, nei campi, nelle industrie pesanti, nei porti, nelle aziende alimentari, tra gli artigiani, nelle manifatture e nelle cucine, la loro formula è mischiare competenze e invenzione, passione e creatività, per dare vita ai prodotti e ai servizi del made in Italy: uno stile, un gusto, un habitus men­tale che rappresentano il segno di una civiltà.

24° posto fra i talenti
Nella classifica internazionale Global Talent Index oc­cupiamo il ventiquattresimo posto su sessanta paesi. Non un granché, ci precedono Grecia, Spagna, Corea del Sud, Irlanda. Colpa soprattutto della scarsa atten­zione alla ricerca scientifica e alla valorizzazione dei giovani ricercatori, nelle università e nel mondo del lavoro: il “tallone d’Achille” del nostro sistema pro­duttivo. Siamo ancora nelle primissime posizioni asso­lute, invece, per qualità e servizi nelle scuole primarie e secondarie.

Fonte: Global Talent Index, Heidrick & Struggles www.globaltalentindex.com

“Così, a cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi”

Italo Calvino, Lezioni Americane, 1988

Opere presenti in mostra
33 stampe inkjet fine art 60 x 80 cm

close X
Alex Majoli

Italia, 1971

All’età di 15 anni, Alex Majoli inizia a collaborare con lo Stu­dio F45 di Ravenna, dove lavora al fianco di Daniele Casadio. Entra in seguito a far parte dell’agenzia Grazia Neri e si reca in Jugoslavia per documentare il conflitto, tornandovi più volte nel corso degli anni.

Nel 1994 Majoli compie un intenso reportage sulla chiusura del manicomio dell’isola greca di Leros, un progetto che ispi­rerà anche la sua prima monografia, Leros. Nel 1995 soggior­na per alcuni mesi in Sudamerica, fotografando soggetti di vario genere per un progetto personale attualmente in corso d’opera, Requiem in Samba. Nel 1998 dà inizio al progetto Hotel Marinum, sulla vita delle città portuali del mondo. Lo stesso anno inizia a girare una serie di cortometraggi e di documentari.

Membro permanente di Magnum Photos, di cui è ora presidente, dal 2001, Majoli ha documentato la caduta del regime talebano in Afghanistan e, due anni più tardi, l’inva­sione dell’Iraq. Continua a documentare i vari conflitti che scuotono il mondo per “Newsweek”, “The New York Times Magazine”, “Granta” e “National Geographic”.

Nel 2004, in collaborazione con Thomas Dworzak, Paolo Pellegrin e Ilkka Uimonen, Majoli allestisce una mostra/ins­tallazione di enorme successo, Off Broadway, a New York, riproposta successivamente in Francia e Germania. In seguito, è stato coinvolto nel progetto BPS, o Bio-Position System, del Ministero della Cultura francese, che ha come tema la trasformazione sociale della città di Marsiglia.

Recentemente ha portato a termine il progetto Libera me, una riflessione sulla condizione umana che ha preso la forma di un libro lo scorso inverno.

Alex Majoli vive e lavora tra New York e Milano.

close X
Domani

Il futuro dipende dal passato. Esso può entrare nella vita di una società e di una nazione a condi­zione che il passato, fissandosi come memoria viva, lasci al domani la porta aperta.
La “strada giusta” per il nostro futuro – come ha ricordato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio augurale per il 2011 – è “investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro ade­guate opportunità”. Altrimenti rischiamo di rima­nere il paese più vecchio d’Europa, quello con il più alto rapporto tra abitanti con più di 65 anni e con meno di 15 anni. Ma cosa rispondono 150 volti di questo “domani” se gli si chiede: “Cos’è l’Italia?”.

12 cm più alti
Dal 1872 al 1998 la statura media dei giovani italiani alla visita di leva è cresciuta di 12 centimetri (da 161,6 cm a 174,6 cm). Dalla fine dell’Ottocento a oggi la vita media degli Italiani è più che raddoppiata: nel 1881 l’aspetta­tiva di vita era pari a 35 anni sia per le donne che per gli uomini, nel 2010 era rispettivamente di 84 e 79 anni.

Fonte: Istat www.istat.it

“L’Italia è il paese che ha consentito al mondo, che era antico, di diventare moderno”

Giorgio Bassani, Italia da salvare (1969-1980)

Opere presenti in mostra
150 fotografie fine art digital montate su diasec.
L’opera e composta da tre pannelli 180 x 245 cm

close X
Paolo Pellegrin

Italia, 1964

Dopo aver conseguito gli studi in Architettura, decide di cambiare carriera e di studiare Fotografia presso l’Istituto Ita­liano di Fotografia di Roma, dove incontra il fotografo italiano Enzo Ragazzini che diventa il suo mentore.

Paolo Pellegrin approda a Magnum Photos come nominee nel 2001 e diventa membro a pieno titolo nel 2005. Lavora a contratto per “Newsweek”. Pellegrin è uno dei fotografi di guerra che ha ricevuto più riconoscimenti internazionali, tra cui otto World Press Photo e numerosi Photographers of the Year Awards, una Leica Medal of Excellence, un Olivier Rebbot Award, l’ Hansel-Meith Preis, e il Robert Capa Gold Medal Award. Nel 2006 gli viene riconosciuto il W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography. Ha pubblicato quattro libri. Il suo libro As I was Dying ha ricevuto il Lucie International Photography Book Awards e il Deutsche Fotobuchpreis nel 2008.

Ha partecipato a numerose mostre collettive e ha all’attivo diverse personali che sono state allestite in alcuni dei più rinomati musei al mondo, tra cui il Corcoran di Washington, D.C., The Photographers’ Gallery a Londra e il Centro Internazionale di Fotografia di Milano. Paolo Pellegrin è uno degli autori, insieme a Thomas Dwor­zak, Alex Majoli e Ilkka Uimonen, che hanno ideato la mos­tra/installazione Off Broadway.

Nel 2011 Pellegrin viaggia tra l’Egitto e la Tunisia per coprire le rivoluzioni in Nord Africa. Documenta il terremoto in Giap­pone e le devastazioni provocate dallo tsunami per alcune riviste internazionali. Con Jim Goldberg, Alec Soth, Mikhael Subotzky e Susan Meiselas affronta un viaggio da San Antonio all’Oakland per il progetto di Magnum Postcards from America.

Vive e lavora tra New York e Roma.

I percorsi